Lo stato di fatto: un luogo affascinante, ma profondamente compromesso
Il piano terra era composto da un grande ambiente voltato, in origine suddiviso in due locali più piccoli da una semplice tramezza, abitato dalla nonna.
Uno spazio di grande suggestione, ma ormai segnato dal tempo, dall’uso e dall’umidità.
Il soffitto a volta era completamente annerito dalla fuliggine del grande camino in pietra
Il pavimento in tavelle in cotto risultava gravemente rovinato: efflorescenze saline diffuse, distacchi e degrado dovuti alla risalita capillare dell’umidità dalla terra sotto il basamento
Le murature perimetrali, direttamente a contatto con il terreno, avevano assorbito umidità dalle fondazioni ed erano fortemente ammalorate.
Sul retro di questo grande ambiente si trovava un’ulteriore stanza di servizio (ex camera della nonna e poi stanza jolly/studio), dalla quale si accedeva alla scala che conduceva ai piani superiori (appartamento su 2 piani ristrutturato).
Attraversando questi spazi si poteva raggiungere anche il cortile interno della vecchia cascina.
Nel sottoscala era stato ricavato un bagnetto cieco, ridotto al minimo e in condizioni ormai critiche. Il peso dei suoi 50 anni e più si sentiva…
Il nodo centrale del progetto: l’umidità di risalita
Il problema principale di questo piano terra non era estetico (beh, anche!), ma strutturale e igienico-sanitario: l’umidità di risalita dal terreno.
Per affrontarla in modo corretto e definitivo si è scelto di intervenire alla radice, partendo dal basso:
Rimozione completa delle tavelle in cotto
Demolizione del sottofondo esistente
Pulizia, recupero e accatastamento delle tavelle originali
Scavo di per la realizzazione di un vespaio areato
- Formazione del nuovo basamento su cui posare i pavimenti, isolato anche dal punto di vista termico.
Il vespaio è stato realizzato con elementi modulari di tipo igloo, creando un’intercapedine ventilata (importantissimo lo studio della ventilazione) e proteggendo i locali anche dalla risalita di gas radon, un gas naturalmente presente in molti terreni del nostro territorio nocivo per la salute e, per questo, da tenere lontano.
Questi interventi sono stati fondamentali per:
interrompere la risalita capillare
migliorare la salubrità degli ambienti
garantire un miglior isolamento termico del piano terra






Recuperare non significa sempre “ripristinare tutto”
I Clienti, vedendo le tavelle in cotto brutte e rovinate avevano già deciso di disfarsene completamente e di posare un pavimento in grès effetto parquet.
Sarò onesta, non amo i pavimenti “effetto qualcosa”, però accompagnare nelle ristrutturazione della loro casa le persone con sensibilità e rispetto significa ascoltare le loro necessità e il loro gusto e offrire soluzioni, coniugando praticità ed estetica (in questo noi ingegneri siamo forti!).
Ho suggerito di provare a recuperare almeno parte delle tavelle.
Avevano una storia pazzesca da raccontare!
Avevano fatto da pavimento anche di un’antica locanda, i cui affreschi sulle murature ormai non erano più recuperabili (ma solo intuibili in alcuni punti).
In effetti una volta ripulite, con grande dedizione, le tavelle in cotto originali si sono rivelate in parte riutilizzabili.
Certo, non tutte erano idonee, troppo rovinate, e pertanto non erano in quantità sufficiente per coprire l’intera superficie del locale.
Forzarne un ripristino totale avrebbe significato:
snaturare il materiale
aumentare inutilmente i costi
ottenere un risultato poco durabile nel tempo
È in questi momenti che il progetto diventa davvero un atto di equilibrio.
Ho quindi proposto ai Clienti una scelta diversa, ma a mio parere profondamente rispettosa: non rinunciare alla memoria, ma integrarla in modo intelligente nel presente!
Il pavimento: memoria storica e praticità contemporanea
Le tavelle in cotto storiche sono state riproposte come traccia, non come imitazione del passato.
Sono state posate lungo il perimetro del grande locale voltato, creando una fascia perimetrale che incornicia lo spazio.
Un vero e proprio “tappeto di memoria”…
L’area centrale è stata invece pavimentata con il famoso grès effetto legno, che abbiamo scelto di posare con spina all’italiana (quella dove non ci sono tagli e i listelli si incontrano formando angoli di 90°),
Sicuramente la posa più coerente e adatta al contesto, che strizza un po’ l’occhio a un linguaggio classico e che fa parte della tradizione.
Insomma, è stata una scelta dettata sia dall’estetica, sia dalla praticità.
Il locale, infatti, è un ambiente di forte passaggio, essendo il nuovo ingresso da strada per accedere ai piani superiori, perciò richiedeva un materiale resistente e facile da mantenere.
La stessa pavimentazione, ma con posa a correre, più adatta per la geometria della stanza e per la sua funzione di passaggio, è stata utilizzata anche:
nel nuovo corridoio che si è venuto a formare (di collegamento tra strada e cortile)
nella cantina ricavata nella seconda stanza
nel bagno nel sottoscala, che è stato completamente rifatto
C’è inoltre un particolare punto della stanza che andava risolto: il passaggio tra il locale voltato e il corridoio.
Un punto nevralgico, già caratterizzato da è segnato da un elemento autentico e potente, la soglia in pietra del portale originale, già esistente e, OVVIAMENTE, volutamente mantenuta.
Alla base di questo portale ho proposto di inserire due scenografici faretti incassati nel pavimento per valorizzare i bellissimi autentici stipiti in pietra seicenteschi e sottolineare al tempo stesso il passaggio tra due funzione tra due epoche.
Le scelte progettuali (e il coraggio di cambiare strada)
Questo cantiere è emblematico anche poiché è un esempio di come nel corso di una ristrutturazione si possano rivalutare le scelte iniziali.
Da principio, infatti, avevo proposto di riportare alla luce i mattoncini in cotto originale del meraviglioso soffitto voltato rimuovendo l’intonaco che li copriva. Le murature, invece, dovevano essere risanate rimuovendo l’intonaco e stendendo un nuovo intonaco deumidificante a base di calce.
I saggi hanno però mostrato una realtà diversa: i mattoni del soffitto non erano in buono stato e il recupero avrebbe richiesto interventi invasivi, sabbiature e numerose sostituzioni.
Il compito del Direttore Lavori è non fossilizzarsi per principio su un’idea, ma avere la capacità di “pensare fuori dalla scatola” e trovare soluzioni che salvaguardino il budget, l’idea progettuale e che garantiscano la regolare prosecuzione del cantiere.
E così il progetto è stato rivalutato, senza sminuire la forza e la scenograficità dell’intento iniziale.
Anzi, ti dirò che in tutta onestà preferisco proprio questa seconda soluzione!
Abbiamo optato dunque per mantenere la volta intonacata e valorizzare le murature perimetrali, autentiche e materiche, lasciandole alla luce
Murature a vista: pietra e laterizio come racconto
Le murature presentavano una stratificazione tipica degli edifici storici:
pietra nella parte inferiore
laterizio (mattoncini in cotto) nella parte superiore
L’intonaco ormai imbevuto di umidità e deteriorato (comunque da rifare) è stato rimosso con cura.
Ma invece di intonacare nuovamente, come previsto da principio, pietre e mattoni sono stati lasciati a vista.
La malta tra le pietre era deteriorata, si sbriciolava perché, insomma, aveva qualche centinaio d’anni 😉
Pertanto le pietre sono state stuccate con malta a base di calce compatibile con i materiali storici, traspirante e adatta ad ambienti umidi e sono state ripulite e lasciate a vista.
Due delle pareti sono state invece intonacate con l’intonaco deumidificante, perché era necessario coprire le tracce del passaggio degli impianti elettrici.





Gli elementi da preservare (sempre)
Come avrai capito, in questo intervento di ristrutturazione di un edificio storico a Brescia nulla è stato cancellato senza una ragione.
Ma c’è altro da aggiungere nella lista di ciò che è stato preservato e valorizzato, si tratta del camino camino in pietra e di una curiosa nicchia a muro utilizzata in passato per la conservazione degli alimenti, la cosiddetta moscarola.
Un dettaglio che trova senso e resta come testimonianza nella storia dell’edificio, dato che in passato il piano terra ospitava una locanda.
Impianti e illuminazione: progettare ciò che non si vede
Tutta l’impiantistica è stata completamente rifatta.
Illuminazione
In ogni progetto vanno previsti diversi tipi di illuminazione, con funzioni assolutamente diversificate: un’illuminazione tecnica e una di atmosfera.
La seconda è quasi più una forma di arredo che di illuminazione vera e propria!
In questo caso la luce d’atmosfera è compito dei 4 faretti posti agli spigoli del locale, orientati verso i soffitto voltato per dargli luce e alleggerire l’ambiente.
Allo stesso scopo sono stati previsti diverse prese dedicate a luci puntuali, la cui funzione è sia tecnica che estetica: piantane, lampade da tavolo, luci per l’angolo studio.
L’illuminazione tecnica generale dell’ambiente, invece, avviene tramite strisce LED nascoste lungo il perimetro della una cornice in gesso centrale.
In questa cornice vi era un affresco ormai estremamente compromesso e irrecuperabile, fortunatamente non di pregio, completamente annerito dalla fuliggine.
In un progetto di ristrutturazione ben curato luce diventa un’alleata, uno strumento per raccontare lo spazio, non per sovrastarlo.
Riscaldamento
Anche l’impianto di riscaldamento è stato completamente ripensato per garantire comfort e vivibilità a un piano terra storicamente freddo e umido.
I radiatori in ghisa, già presenti, sono stati completamente ripuliti internamente ed esternamente sono stati riverniciati professionalmente. I tubi sostituiti integralmente con tubazioni ben isolate.
Un nuovo modo di abitare un luogo antico
Oggi questo piano terra è uno spazio conviviale e multifunzionale, che ospita:
zona divani e TV, ricavata all’interno del camino ormai in disuso
zona pranzo e gioco
angolo studio
spazio per accogliere amici
Anche il locale retrostante è stato completamente ridisegnato:
la scala è stata separata creando un vano scale chiuso
è stato creato un corridoio di accesso diretto dal cortile
è stata ricavata una funzionale e pratica cantina
il bagno nel sottoscala è stato completamente rifatto
Ristrutturare un edificio storico a Brescia: una questione di metodo
Questo progetto racconta il mio modo di lavorare:
ascoltare l’edificio, rispettarne la storia e accompagnare i Clienti in scelte oculate, anche quando significa cambiare direzione.
Ristrutturare un edificio storico non significa congelarlo nel passato, ma renderlo nuovamente abitabile, senza tradirne l’anima.
Questo è il tipo di percorso che posso offrire a chi si trova davanti a un edificio simile.
Vuoi leggere la seconda parte del racconto, con le immagini del lavoro finito? Iscriviti qui e ti manderò un’email per avvisarti!
Se stai valutando la ristrutturazione di un edificio storico a Brescia o provincia e vuoi evitare errori, la Consulenza New Start è il primo passo sicuro.
Ci vediamo in cantiere!
Federica





