RETRÒ and DESIGN: Risanare ambienti umidi

Risanare ambienti umidi

Se hai la fortuna di essere in possesso (o stai valutando l'opportunità di esserlo) di un fabbricato storico, o comunque sufficientemente datato, è possibile che tu ti stia scontrando contro un dato di fatto: il piano terra presenta risalite di umidità dal terreno.


La ragione per la quale questo accade è, spesso, che il piano terra è direttamente a contatto con il terreno, ovvero il solaio sul quale poggia la tua pavimentazione è un basamento che poggia direttamente contro terra, senza che vi sia uno "strato di separazione" tra questo e il terreno.
In pratica non è stata realizzata una sorta di intercapedine, detta "vespaio", la cui funzione è proprio fare da cuscinetto tra il suolo e il piano di calpestio, in modo tale che non vi sia un diretto contatto.

Già gli antichi romani riconoscevano l'importanza di questo elemento, al punto tale da realizzare l'intercapedine con anfore, vasi o mattoni.


[Momento Superquark (sigla): Addirittura negli antichi edifici termali il vespaio era scaldato dal basso, ove veniva convogliata l'aria calda prodotta dalla combustione di legna nei praefurnia al fine di farla giungere sotto i pavimenti rialzati dalle suspensurae (pilastrini realizzati in mattoni) in corrispondenza di specifici locali, il calidarium e il tepidarium, ove i nostri antichi stazionavano per farsi delle belle saune o per rilassarsi con temperature più tiepide]

Tutto ciò per dire che il vespaio non è certo tecnologia nuova; tuttavia negli anni si è evoluto ed è stato realizzato sia in sospensione (in questo caso il solaio si innesta nelle murature perimetrali, quindi non tocca terra) sia con riempimento in pietrame o ghiaia.

Venendo ai giorni nostri, la funzione del vespaio è ancora assolutamente riconosciuta qualora sotto il piano terra non vi fosse un piano interrato a fungere da separatore e può essere realizzato sia con ghiaia che con "igloo".

In entrambi i casi vanno previsti dei fori di aerazione che mettano in comunicazione l'intercapedine con l'esterno, per garantire la circolazione di aria nel vespaio, l'evacuazione di eventuali formazioni di umidità e del gas radon (un gas naturalmente presente nella terra, in forma più o meno concentrata in funzione della zona e dannoso per l'uomo).



Questi fori, opportunamente dimensionati e disposti, devono seguire alcuni specifici criteri che non menzionerò nel dettaglio, se non segnalando l'opportunità che siano contrapposti e, ove possibile, lungo la direttrice nord-sud per garantire un maggior tiraggio.


Nel caso di vespaio aerato con ghiaia l'aria in realtà passa attraverso gli interstizi che si formano tra la ghiaia stessa. Non mi sento tuttavia di consigliarti questa soluzione, poichè il rischio è che l'aria non circoli in modo opportuno, se non realizzando (a mano) dei cunicoli di ventilazione ove l'aria possa trovare la via.
Inutile dire che si tratta di un lavoro lento e costoso perchè strettamente legato alla manodopera  e ai tempi di realizzazione di questi cunicoli.


La soluzione senz'altro migliore è più praticata è la seconda: il vespaio aerato con "igloo".
Si tratta, ovviamente dopo aver demolito il pacchetto di pavimentazione e sottostante basamento e dopo aver scavato fino ad opportuna quota (da valutarsi caso per caso), di creare un piano d'appoggio regolare gettando uno zoccolo di malta (magrone).
Su questo piano d'appoggio, ad asciugatura avvenuta, vengono posati delle sorte di "ragni" o "igloo" (sì, proprio come quelli degli eschimesi) in materiale plastico, che hanno la caratteristica di poggiare su quattro piedini, di incastrarsi tra loro e di creare sotto la loro "pancia" una camera d'aria in continuità.


Tra un elemento igloo e i suoi adiacenti non c'è soluzione di continuità, cioè la camera d'aria non viene mai ostruita, interrotta, e l'aria che entra dai fori di aerazione e viene indirizzata in questo spazio vuoto può liberamente circolare e uscire dai fori opposti, se il tiraggio è stato ben progettato.
In questo processo, come ho già detto, viene evacuato anche eventuale gas radon, che deve comunque essere isolato tramite l'apposizione di un'apposita barriera anti-radon.



Una volta creato il nuovo quasi-piano d'appoggio (ed è bellissimo da vedere, perchè sembra di stare sulla luna guardando i "cupolotti" degli igloo!), si realizza il vero e proprio nuovo piano gettando nuovamente calcestruzzo armato con opportune reti elettrosaldate.





Viene cioè realizzata la nuova soletta, che andrà opportunamente progettata prevedendo, ad esempio, la posa di un materiale non comprimibile che isoli termicamente la soletta stessa e gli ambienti dal freddo sottostante e il pacchetto impiantistico (tra cui, volendo, anche pannelli radianti per emulare in tutto e per tutto gli antichi romani con il riscaldamento a pavimento del terzo millenio...).



Separare la soletta dal terreno crea una discontinuità indispensabile per evitare risalite capillari di acqua e umidità.



Per quanto riguarda il dubbio che le murature perimetrali continuino a "pescare" acqua dalle fondazioni, anzitutto va valutata qual è la causa per la quale vi è umidità nelle murature e ne vanno considerata l'entità e le condizioni del sito.

In secondo luogo, è sempre buona norma risanare le murature interessate da fenomeni di risalita dell'umidità utilizzando intonaci con prestazioni specifiche; nel caso di specie intonaci deumidificanti.
O forse farei meglio a parlare di "ciclo di intonaci", dato che si tratta di una combinazione di più prodotti che vanno messi in opera seguendo specifiche tecniche fornite da ogni produttore.
Ma di questo parliamo un'altra volta!

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Un caro saluto,
Federica Brodini