RETRÒ and DESIGN: L'abbattimento delle barriere architettoniche

L'abbattimento delle barriere architettoniche

In questo post tratterò un argomento "scottante".

Ho creato la giusta suspance?! :-))

Scherzi a parte, parlerò di una tematica che davvero sono convinta ci riguardi tutti, anche se non ne abbiamo percezione (spesso) e che su queste pagine non ho mai affrontato: l'abbattimento delle barriere architettoniche.

Tematica spesso relegata alla semplice carta, alla "tavola di superamento delle barriere architettoniche" che è parte integrante di ogni progetto che venga presentato ai Pubblici Uffici prima di partire con la fase esecutiva.

Cenerentola dell'edilizia.
È invece cosa che riguarda tutti (come ti dicevo) ma che preferiamo ignorare o fingere che sia "solo" il problema di "alcuni".

Ciò di cui non abbiamo consapevolezza è che chiunque di noi, pur privo di qualsiasi disabilità, può maledire quel marciapiede, quella rampa mancante, quella pendenza (quando c'è!) eccessiva, quella porta troppo stretta, quei due gradini.

E non perchè, per forza, nel corso della vita debba capitare di necessitare di una sedia a rotelle in modo più o meno temporaneo, ma anche solo (banalmente) perchè ci si può trovare a spingere un passeggino o a dover ricorrere a un mesetto di stampelle.
O al voler accompagnare al parco il nostro bimbo che (a tutti i costi!) ci vuole andare portandosi il monopattino (avete presente?!...).

Insomma, senza pensare ai drammi della vita, possono essere svariate le circostanze che ci fanno dire "Ah, se non ci fosse stato quel gradino!" o altro.

A volte anche il semplice fatto di essere inciampati in quella sciocca barriera architettonica...e magari aver dovuto pagare quella disattenzione con una bella distorsione, se non qualcosa in più.


Il tema dell'abbattimento di ogni forma di limitazione allo spostamento "dell'essere umano" è a me molto caro fin da quando discussi, con il mio caro Amico e Collega di corso di studi Giovanni, la nostra tesi di laurea. Argomento? L’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici storici, in particolare nel Duomo Vecchio della nostra città, Brescia.


Sono fortemente consapevole del fatto che nei fabbricati storici e, ancor più, in quelli di interesse artistico (con tutte le limitazione poste da svariati vincoli, anche di natura amministrativa), non sempre si possa intervenire in modo da garantire l'accessibilità a tutti.



Tuttavia ti racconto questo progetto di tesi per mostrarti come la progettazione dell'abbattimento delle barriere architettoniche a mio parere vada integrata in modo non solo formale, ma sostanziale ed efficace in ogni processo progettuale, dal più banale al più complesso.

Certo, intervenire su un edificio di carattere storico-artistico come la cattedrale romanica di una città è una bella sfida e non può essere fatto in modo sciatto e banale, senza dare un valore aggiunto al monumento.

Ti racconto, dunque, come io e il mio Collega abbiamo pensato di intervenire su questo importante simbolo della città di Brescia, posto proprio nel cuore del suo centro storico. L'abbattimento delle b.a. è stato pensato per recuperare l’originario accesso alla chiesa, che avveniva a una quota ben differente dall'attuale quota stradale.


D'altra parte, nei secoli la città ha visto un susseguirsi di stratificazioni che hanno portato ad avere l'originario ingresso alla chiesa qualche metro sotto il piano stradale, ma ancora visibile per via di una scarpata adiacente al fianco dell chiesa stessa.



Infatti il vecchio portone di ingresso alla chiesa è ancora assolutamente in vista e recuperabile se non fosse che per raggiungerlo manca un collegamento tra il nuovo piano stradale e lo stesso.

Ecco allora che il progetto di tesi ha preso le mosse proprio dall'idea non solo di rendere accessibile a tutti l'accesso al monumento, ma anche di recuperare (e questo per tutti!) l'originaria prospettiva degli spazi interni della chiesa.

Insomma, la possibilità di vederla, entrandovi, proprio per come era stata progettata.
Un salto nel tempo!

Così abbiamo studiato un percorso, una rampa caratterizzata da 5 pianerottoli di sosta, con le opportune pendenze previste dalla normativa per poter essere percorsa anche in sedia a rotelle in totale sicurezza.

Il valore aggiunto di questa "rampa" (se non bastasse il fatto di consentire anche solo ad una persona sulla sedia a rotelle di godere di un'esperienza che diversamente- ad oggi- gli è preclusa) è che è stata pensata come occasione per approfondire la conoscenza di questo straordinario esempio di chiesa romanica a inusuale pianta circolare.

Ciò sia tramite una serie di pannelli didattici esplicativi che si snodano lungo il percorso, sia tramite lo sviluppo dei 5 pianerottoli di cui ti ho parlato, la cui pavimentazione è stata studiata per richiamare le fasi costruttive e alcune peculiarità del fabbricato.



Insomma, una rampa accessibile a tutti, che è percorso nel percorso: cioè un percorso anche nella storia del monumento stesso, che conduce al vero originario ingresso del Duomo per mostrarcelo così come fu concepito.


Sono passati un po’ di anni non solo dalla discussione di questo progetto, ma anche dalla sua presentazione alla stampa locale dopo la vincita (per la categoria "Tesi di laurea") del Concorso "riProgettare per TUTTI" indetto dalla Camera dei Deputati.


L’Amministrazione del Comune di Brescia di allora accolse con plauso l’idea, che però è rimasta nel cassetto.
Ma ancor più anni sono trascorsi dall’emanazione della normativa in tema di b.a. (1989!).

Eppure,lo ribadisco, poco la si integra ancora oggi nella progettazione fin da principio; spesso una "toppa" a cose fatte...scarso l’interesse verso la materia.


È triste perchè a volte basterebbero piccole accortezze che farebbero la differenza per molti...anzi, per tutti!
Anche per quel bambino che ha la brillante idea di arrampicarsi sulla ringhiera del balcone della propria casa, o che ha la sfortuna di finire con il piede nello spazio tra ringhiera e balcone.

E se qualcuno ci avesse pensato prima?

Se qualcuno si fosse curato di tener conto della normativa in tema barriere architettoniche quella ringhiera non sarebbe mai stata scalabile e quel piede non sarebbe finito dove non doveva.

Alla fine, la vita è fatta di mille variabili.

Dunque perché non accettarle?
Facciamocene una ragione: il piede in fallo, la carrozzina, la semplice vecchiaia o difficoltà motoria (e non solo) riguarda tutti noi.

Si spera mai, o il più tardi possibile, ma siamo umani.

E se ci toccasse, credo ci farebbe molto piacere che non ci venisse precluso il godimento di monumenti (ove possibile, compatibilmente con il rispetto del loro valore storico/artistico e dei vincoli dettati dagli specifici Enti), strade e marciapiedi, ristoranti, uffici, spazi pubblici e privati. Senza strafare...semplicemente applicando la normativa.

È chiedere troppo?

Direi di no. Progettare per tutti, il "design for all", lo "universal design" può solo essere un beneficio, un valore aggiunto per tutti noi.


Magari la tua casa non è il Duomo di Brescia e applicare tali norme è più semplice: pretendi che venga fatto, è un tuo diritto!